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Recensione di Sincretico su “Criticaclassica”

Vince Abbracciante, fisarmonicista di talento dalle non comuni capacità creative ed esecutive, ha dato vita nel suo nuovo lavoro “Sincretico” ad un accattivante collage di linguaggi e forme, fluida fusione di improvvisazione e partitura codificata, il tutto non immemore di frammenti melodici ed armonici ispirati alla grande tradizione compositiva europea.
Il cd pubblicato da poche settimane per le edizioni Dodicilune, offre una panoramica solo parziale del mondo poetico di Abbracciante eppure il suono incisivo e ben strutturato dell’ensemble rapisce immediatamente l’attenzione di chi ascolta, portandoci in un’atmosfera leggera ma mai banale.
I brani del disco sono scritti per un ensemble cameristico, composto da una formazione di quartetto d’archi, contrabbasso, chitarra ed accordion.
I pezzi che compongono il cd sono ben otto, concepiti da Abbracciante originariamente per la fisarmonica e poi sapientemente arrangiati per l’ensemble.
Nello scorrere dei brani, anche ad un ascolto superficiale, ci si accorge di compiere un viaggio, in primo luogo nella tradizione popolare (Abbracciante è originario della Puglia).
Un viaggio che è anche un itinerario tra le forme musicali, proponendo un binario che alterna il rigido formalismo del linguaggio colto con la contemporaneità della canzone e della libera improvvisazione.
Da tale considerazioni muove la scelta del titolo dato al concept-album, il linguaggio che ne vien fuori è effettivamente “sincretico”.
Abbracciante tende a fondere ed unire le spigolose differenze di stili e tempi , per cui forme di danze, parti scritte in forma sonata e l’eco dolcissima d’un melodiare jazzistico sempre serpeggiante ed aggregante le pur strutturate armonie, danno vita ad un canto infinito, quasi un inno alla vita ed all’irresistibile forza del “dire” artistico.
La capacità evocativa del giovane jazzista si fa malinconica e pulsante d’una vitalità ritmica irrequieta in un pezzo come Danze, chiaro riferimento alla terra d’origine del fisarmonicista.
Di diverso genere ed impatto sonoro è invece Mistico, dalla forma volutamente non definita, riesce a creare suggestive atmosfere col suono degli archi che sembrano nascere dal nulla sul tappeto suggerito dal rapido fraseggio che apre il brano.
Equinozio, che è il pezzo iniziale del disco, ci mostra invece l’aspetto più genuino del musicista, il canto della melodia è semplice ma di grande dolcezza, fluida la scorrevolezza esecutiva, il tema inoltre si imprime subito nella mente e rivela una notevole musicalità.
I pezzi si susseguono con rapidità all’ascolto eppure il senso di apparente semplicità di tutto l’impianto è frutto evidente di un grande lavoro sia da parte del compositore che degli ottimi esecutori.
Da segnalare i componenti del Quartetto Alkemia che hanno contribuito non poco alla buona riuscita del progetto ed i bravi Nando Di Modugno (guitar) e Giorgio Vendola (double bass).

(recensione di Ferdinando de Martino)

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